Dichiarazione di posizione - 14.03.16

Le strategie dell’industria del tabacco per ostacolare le misure di prevenzione

Di seguito troverete un tentativo di elenco delle tattiche utilizzate dall’industria del tabacco per ostacolare le misure di prevenzione e tutelare i propri interessi a scapito di quelli della salute pubblica. Si tratta di tattiche di lunga data; tuttavia, l’industria ha iniziato a ricorrervi in modo sistematico a partire dagli anni ’50, quando è stato scientificamente dimostrato che il suo prodotto causava il cancro ai polmoni.

Le tattiche utilizzate dall’industria per ostacolare le misure di prevenzione sono ben documentate singolarmente e la letteratura scientifica contiene numerosi articoli che ne descrivono le manifestazioni. L’Università di Bath, in Gran Bretagna, ha persino dedicato loro un sito web di tipo Wiki, chiamato TobaccoTactics.org.

L’elenco riportato di seguito presenta queste tattiche in ordine progressivo; ogni fase indica le tattiche utilizzate dalle aziende produttrici di tabacco quando le fasi precedenti non hanno dato i risultati sperati.

Potete provare a immaginare a che punto si trovi oggi la Svizzera nell’attuazione di queste fasi, che possono essere utilizzate come una lista di controllo per valutare i progressi della prevenzione in un paese. Purtroppo, come vedremo, questa analisi non offre un quadro molto favorevole della politica di prevenzione del nostro Paese, il cui ritardo nella lotta al tabagismo riflette la forte influenza dell’industria del tabacco sul processo decisionale politico in materia di salute pubblica.

1. Negare la nocività del proprio prodotto

1. Affermando che la salute dei consumatori è la loro principale preoccupazione e giurando che, se il prodotto fosse nocivo, ne interromperanno immediatamente la produzione (questo è, in sostanza, il contenuto del famoso Frank Statement del 1954);

2. Pagando ricercatori senza scrupoli affinché pubblichino studi che contraddicono il consenso scientifico (cfr. caso Rylander);

3. Lanciare campagne di disinformazione rivolte al pubblico e ai responsabili politici;

4. Mettendo personalmente in discussione i ricercatori che hanno dimostrato la nocività del loro prodotto, accusandoli di sbagliarsi e di essere incompetenti (ad es. caso Hirayama) o di lasciarsi dominare dalle emozioni, di cospirare contro l’industria del tabacco, di avere motivazioni ideologiche, quali l’imposizione di un ordine morale, l’igienismo o qualsiasi altra forma di estremismo, oppure di avere interessi non dichiarati, in particolare quello di lavorare segretamente per l’industria farmaceutica;

5. Creando artificialmente dubbi e polemiche sui risultati che godono di consenso scientifico (cfr. «Il dubbio è il nostro prodotto»).

2. Quando non è più possibile negare la nocività del prodotto: minimizzare e/o relativizzare tale nocività

1. Pagando ricercatori senza scrupoli affinché pubblichino risultati che minimizzino o relativizzino la nocività del loro prodotto (cfr. ancora il caso Rylander);

2. Lanciare campagne di disinformazione volte a minimizzare o relativizzare la nocività del proprio prodotto, in particolare sostenendo che l’effetto nocivo osservato nei consumatori del proprio prodotto derivi principalmente da altre cause, quali l’inquinamento atmosferico, le loro cattive abitudini alimentari, ecc.;

3. Distogliendo l’attenzione su altri problemi apparentemente ben più gravi del tabagismo (ad esempio il contrabbando di sigarette) e sostenendo che occuparsi di un problema così poco prioritario come il tabagismo sia uno spreco di denaro pubblico.

3. Quando non è più possibile minimizzare o relativizzare la nocività del proprio prodotto: impedire l’adozione di misure preventive

1. Negando l’efficacia di tali misure, ad esempio pagando ricercatori senza scrupoli affinché producano studi che ne dimostrino l’inefficacia (cfr. il caso dell’Università di Zurigo);

2. Sottolineando la presunta efficacia delle misure di autocontrollo adottate su base volontaria dall’industria, sulla base di studi finanziati dall’industria stessa che ne confermerebbero tale efficacia;

3. Agitando lo spettro di massicce perdite di posti di lavoro e della delocalizzazione dei propri stabilimenti qualora tali misure venissero adottate;

4. Distorcendo le misure per presentarle in una forma estrema e palesemente intollerabile, che costituirebbe una grave violazione delle libertà fondamentali (argomento dello spauracchio o uomo di paglia);

4. Distorcendo le misure per presentarle in una forma estrema e palesemente intollerabile, che costituirebbe una grave violazione delle libertà fondamentali (argomento dello spauracchio o uomo di paglia);

6. Ritardando il più possibile l’approvazione della legge ricorrendo a ogni sorta di manovra dilatoria.

4. Quando non è più possibile impedire l’adozione di misure preventive: fare in modo che le misure adottate risultino inefficaci

1. Esercitando pressioni sui legislatori e sui responsabili governativi affinché adottino misure preventive, ovvero leggi il cui scopo dichiarato è la prevenzione ma il cui contenuto è privo di qualsiasi misura efficace, oppure è pieno di eccezioni che ne svuotano la sostanza, leggi il cui scopo principale non dichiarato è quello di tutelare gli interessi dell’industria del tabacco e la cui esistenza viene utilizzata come alibi per impedire la futura adozione di leggi realmente efficaci;

2. Facendo concessioni su misure riconosciute come poco efficaci (divieto di vendita ai minori di 18 anni) per ottenere in cambio l’abolizione di misure la cui efficacia è riconosciuta (divieto generale di pubblicità, aumento significativo dei prezzi, confezione neutra, ecc.)

5. Quando non è più possibile impedire l’adozione di una legge di prevenzione efficace: fare di tutto per bloccarne l’attuazione

1. Presentare ricorso contro la legge dinanzi alle giurisdizioni superiori, invocando una violazione dei diritti fondamentali delle aziende produttrici di tabacco, un’incompatibilità con il diritto superiore o un vizio di forma della legge;

2. Esercitare un’intensa attività di lobbying nei confronti del governo, ricorrendo persino a tecniche intimidatorie nei confronti dei rappresentanti eletti e dei funzionari pubblici, affinché il decreto attuativo non venga mai emanato;

3. Utilizzare lo stesso approccio per ottenere un decreto attuativo debole, incoerente e, se possibile, inapplicabile, e in ogni caso ben al di sotto dello spirito e della lettera della legge, nonché pieno di eccezioni che ne svuotano il contenuto.

6. Quando non è più possibile impedire l’adozione di un valido decreto attuativo che applichi fedelmente la legge:
Impedire che le misure contenute nel decreto vengano applicate

1. Denigrando tali misure, descrivendole come ostacoli burocratici e definendo eccessive le sanzioni previste in caso di violazione;

2. Creando un antagonismo da parte di una parte della popolazione o di determinati gruppi target nei confronti della legge e del relativo regolamento di applicazione, in modo che la legge sia mal accolta – e quindi poco rispettata – dalla popolazione o dal gruppo target;

3. Facilitando l’elusione della legge, in particolare sostenendo strutture che si dimostrano molto «comprensive» nei confronti degli interessi delle aziende produttrici di tabacco;

4. Ignorando la legge e continuando a seguire le vecchie pratiche, anche se sono diventate illegali, alcuni sono certi di poter beneficiare dell’impunità che viene loro concessa perché sono «importanti per l’economia».

7. Quando non è più possibile impedire la corretta applicazione della legge: lanciare un nuovo prodotto che non rientri nel campo di applicazione della legge, sostenere che sia innocuo e tornare al paragrafo 1. sopra riportato.

Il caso della Svizzera

La situazione svizzera offre un esempio tipico delle tattiche descritte ai punti 4.1 e 4.2 qui a fianco. Il progetto di legge sui prodotti del tabacco (LPTab), presentato nel novembre 2015 dal Consiglio federale al Parlamento, pretende di proteggere i giovani. In realtà, lascia alle aziende produttrici di tabacco piena libertà di rivolgersi ai giovani proprio come fanno oggi. Infatti, queste aziende potranno utilizzare senza ostacoli l’intera gamma di nuovi metodi di marketing – detti below the line (BTL) – che sono molto più efficaci degli annunci pubblicitari sui giornali, gli unici vietati dalla LPTab (mentre questi ultimi sono comunque in declino e destinati a scomparire nel lungo periodo, essendo resi obsoleti dai nuovi metodi). Per una descrizione di questi metodi, si veda l’eccellente studio condotto dall’Osservatorio delle strategie di marketing per i prodotti del tabacco del CIPRET-Vaud.

La LPTab, nella sua forma attuale, si limita a regolamentare la pubblicità del tabacco tutelando gli interessi delle aziende produttrici di sigarette. Non soddisfa i requisiti della Convenzione quadro dell’OMS, che prescrive il divieto generale di pubblicità, promozione e sponsorizzazione del tabacco. Questo progetto di legge è un regalo all’industria del tabacco. Di fronte a una situazione del genere, la tattica adottata dai produttori di sigarette svizzeri è semplice e logica: fingere di opporsi con forza alla LPTab per consentire ai legislatori di presentarla come un compromesso e facilitare così la sua approvazione da parte del Parlamento, che ama i compromessi.

In sintesi, nella sua versione attuale, la LPTab è tipicamente una legge di prevenzione, ovvero una legge di facciata, che pretende di proteggere i giovani mentre in realtà tutela solo gli interessi dell’industria del tabacco. Questa legge costituisce un perfetto esempio delle tattiche descritte ai punti 4.1 e 4.2 quando queste hanno successo.